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Il sistema idrico del mio edificio è risultato positivo alla Legionella: E adesso?

Per: Light Industrial Solutions for Water Treatment | giovedì 25 luglio 2019 | Tempo di lettura: 6 minuti

Abbiamo rilevato la presenza di Legionella in uno o più sistemi idrici dei nostri edifici…E adesso cosa facciamo?

Questa è probabilmente la seconda domanda più frequente, preceduta solo da: "Devo effettuare controlli per la Legionella nei miei impianti idrici?”  Spesso la domanda viene formulata in questo modo:

"Di recente abbiamo effettuato dei test per la Legionella sugli impianti idrici del nostro edificio e abbiamo riscontrato uno o più campioni positivi.  Cosa dovremmo fare?"

La risposta è semplice: "Dovreste seguire il vostro piano di gestione delle acque (WMP)".  La realtà, tuttavia, è che molto spesso le strutture decidono erroneamente di effettuare test per rilevare la presenza della Legionella PRIMA ancora di aver elaborato un WMP che preveda protocolli di intervento adeguati da seguire in caso di test positivi.

Per rispondere in modo adeguato alla domanda "E adesso?", dobbiamo articolare le nostre risposte in modo da concentrarci su due grandi categorie di sistemi idrici: sistemi potabili o non potabili. Successivamente, dobbiamo adattare ulteriormente le nostre risposte personalizzate a seconda che si tratti di un ambiente sanitario o non sanitario.

Protocolli di intervento per acqua potabile vs quelli per acqua non potabile

L'acqua potabile (ovvero l'acqua per uso domestico) è l'acqua che le persone consumano o con cui entrano in contatto. È l'acqua che utilizziamo per bere, lavarci, cucinare, ecc. In genere, un protocollo di intervento online sviluppato per un sistema di acqua potabile o sanitaria deve rispettare i limiti, le metodologie e le restrizioni relativi ai disinfettanti stabiliti dal Safe Drinking Water Act, (SDWA) dell'EPA. In caso contrario, è necessario mettere fuori servizio quel particolare impianto idrico domestico mentre è in corso la bonifica.

L'acqua non potabile, invece, è quell'acqua che non è adatta al consumo umano (ad esempio, in ambito industriale) e che potrebbe persino non essere adatta al contatto con l'uomo. Non potabile può significare:

  • Acqua di servizio per caldaie e torri di raffreddamento
  • Acqua per fontane decorative o ornamentali
  • Acqua di recupero
  • Acque reflue non trattate
  • Riduzione del consumo d'acqua
  • Acqua di camicia
  • Acqua di irrigazione
  • Acqua antincendio
  • e molti altri tipi

I protocolli di intervento relativi all'acqua non potabile sono spesso specifici per ciascun sistema. Il sistema può essere generalmente messo fuori servizio per effettuare operazioni di pulizia approfondita, disinfezione e sottoposto a trattamenti. I sistemi di trattamento delle acque di processo negli stabilimenti produttivi, negli impianti di produzione alimenti e bevande, nell'industria farmaceutica, ecc., possono presentare specifiche limitazioni in merito ai metodi di disinfezione da adottare e devono essere pertanto valutati caso per caso, linea di produzione per linea di produzione.

Infine, esistono fonti d'acqua quali piscine, vasche idromassaggio, centri benessere e vasche per idroterapia, in cui l'acqua è sicura per il contatto fisico, ma non è comunque potabile poiché non soddisfa pienamente tutti i requisiti previsti dalla normativa SDWA dell'EPA. Questi impianti idrici vengono solitamente messi fuori servizio per tutta la durata delle operazioni di bonifica e disinfezione.

In assenza di un protocollo di intervento predefinito all'interno di un WMP completo, determinare quando e come rispondere ai rilevamenti positivi di Legionella neicampioni ambientali non è né semplice né immediato. Mentre i protocolli di intervento per gli impianti non destinati al consumo umano, quali torri di raffreddamento, vasche idromassaggio e fontane ornamentali, sono solitamente definiti su base quantitativa in base alla concentrazione per campione (X unità formanti colonia di Legionella), per i sistemi di acqua potabile (acqua sanitaria) la situazione è completamente diversa. I campioni positivi di Legionella nell'acqua potabile devono essere valutati qualitativamente e non quantitativamente, tenendo conto di diversi fattori, tra cui, a titolo esemplificativo ma non esaustivo:

  • Andamento rispetto ai risultati dei campioni precedenti
  • Interruzioni dell'acqua sanitaria interna o esterna oppure interventi recenti di costruzione
  • Livello di colonizzazione determinato dalla percentuale di positività dei campioni prelevati e dai punti dell'edificio o dei sistemi da cui i campioni sono stati raccolti
  • Valutazione dell'idoneità dei punti di campionamento, del numero di campioni prelevati e della loro effettiva rappresentatività delle condizioni dell'impianto idrico all'interno dell'edificio
  • Risultati del campione pre-lavaggio (primo prelievo) vs. post-lavaggio, se prelevati Confronto tra i risultati dei campioni prelevati al primo prelievo e quelli raccolti dopo il flussaggio, se effettuati
  • Risultati dei campioni d'acqua vs quelli dei tamponi, se prelevati
  • Quale specie di Legionella è stata identificata; se si tratta di L. pneumophila, qual è il sierogruppo
  • Risultati positivi nell'acqua calda sanitaria vs quelli nell'acqua fredda sanitaria
  • Valori relativi alla temperatura e/o al disinfettante che potrebbero aver influito sui risultati del campione
  • Posizione (vicina, intermedia, distale) dei punti di campionamento
  • Caratteristiche dell'edificio (ad esempio, dimensioni, età, complessità, ricircolo, ristagno e/o storico degli impianti idraulici)
  • Probabilità di aerosolizzazione dell'acqua dal punto di campionamento
  • Suscettibilità degli occupanti degli edifici agli agenti patogeni opportunisti trasmessi dall'acqua

La valutazione di tutti questi fattori è necessaria per determinare quando e come intervenire in caso di risultato positivo di un campione di acqua potabile.

Strutture sanitarie vs strutture non sanitarie

Le tre principali differenze tra le strutture sanitarie (ad esempio, ospedali, case di cura, strutture di residenza assistita, ecc.) e quelle non sanitarie (edifici ad uso commerciale, college/università, strutture industriali/produttive, settore alberghiero/viaggi/turismo) sono:

  1. Suscettibilità degli occupanti (pazienti) agli agenti patogeni opportunisti presenti nell'acqua: le strutture sanitarie ospitano abitualmente anziani e/o soggetti immunocompromessi, entrambi considerati gruppi ad alto rischio.  A causa di questa vulnerabilità degli occupanti, molte strutture sanitarie hanno una tolleranza molto più bassa nei confronti dei risultati positivi alla Legionella rilevati nei campioni d'acqua prelevati sul posto, pertanto dovrebbero essere adeguati di conseguenza i limiti di controllo e i protocolli di intervento.
  2. Sorveglianza clinica: le strutture sanitarie possono avvalersi delle opportunità di sorveglianza clinica (dei pazienti) per effettuare uno screening proattivo e sistematico al fine di individuare casi di polmonite associata all'assistenza sanitaria.  Ciò offre ulteriori opportunità di validazione, correlazione o confronto tra isolati clinici e ambientali, non disponibili in contesti non sanitari.
  3. Requisiti di accreditamento/delle autorità competenti: le strutture sanitarie devono rispettare le norme e i regolamenti stabiliti dagli enti di accreditamento, oltre alle linee guida e ai bollettini emanati dalle autorità sanitarie statali e locali, requisiti che sono significativamente più rigorosi rispetto a quelli previsti per le strutture non sanitarie

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